Dream Big, Start Small, Act Now

In questo articolo vorrei parlare di uno dei momenti più delicati e complicati di tutto il ciclo di sviluppo di un qualsiasi progetto, sia esso finalizzato alla creazione di un nuovo prodotto o servizio o alla creazione di una startup.
Il momento di cui parlo è paragonabile a quando a scuola in un compito in classe avevamo di fronte la pagina bianca e non sapevamo cosa scrivere. Tante idee passavano per la testa e soprattutto non riuscivamo mai a capire come iniziare, perché magari volevamo scrivere molte cose, secondo noi tutte ugualmente importanti.
Facendo il parallelo con la creazione di un prodotto o servizio, personalmente mi sono trovato spesso a pensare a tutte le possibili funzionalità che avrei voluto implementare, perché convinto della loro efficacia e sicuro apprezzamento, non pensando che questo avrebbe portato, innanzi tutto, ad una mole di lavoro enorme che impedisce un delivery rapido dello stesso ed inoltre, l’utente da me designato come possibile “target” avrebbe potuto non apprezzare il mio “prodotto” che, sulla carta, sembrava bellissimo e privo di pecche.
 
La verità è che spesso, per non dire sempre, pensiamo a delle soluzioni e prodotti che, così come sono, non verrebbero mai utilizzati dagli utenti.
 
Bisogna, quindi, mettere in campo una strategia adatta per non rischiare di lavorare a vuoto, per non rischiare di trovarci con un prodotto che nessuno utilizzerebbe.
 
 
La soluzione Lean Startup oriented a questo problema è la definizione e l’implementazione di un prodotto “minimo” che possa piacere ed essere utilizzato dai possibili clienti che andremo a cercare tra quelli più direttamente a contatto con noi, bisogna quindi individuare quelli che vengono chiamati Early Adopters.
Tale prodotto viene chiamato MVP che, in questo caso, non significa Most Valuable Player, ma Minimum Viable Product, che rappresenta il prodotto minimo che riesco ad implementare da proporre ai possibili clienti e che, grazie ai loro feedback, posso far crescere attraverso successive iterazioni e quindi decidere se continuare nella direzione che si era presa o addirittura modificare completamente la direzione (pivoting) e indirizzare la nostra attenzione su qualcosa che abbiamo imparato dai customer designati. Il cambiamento di direzione viene spesso interpretato come fallimento, ma la verità è che una startup, per crescere, ha bisogno di imparare e capire in modo agile e rapido che lo sviluppo di qualcosa che nessuno utilizzerebbe è peggio che accorgersi, tramite feedback o altri metodi di apprendimento, che è necessario modificare qualcosa nel proprio prodotto o nel proprio modello di business.
Ci sono numerosi esempi, tra i casi di successo, di prodotti e servizi nati per uno scopo e con una “idea” in mente, ma che si sono trasformati dopo aver ricevuto i feedback dai customer o indicazioni che gli hanno fatto cambiare direzione.
E’ il caso eclatante di Twitter, partito da una costola di una società di nome Odeo, i cui creatori avevano pensato ad un servizio di podcast, ma che decisero di cambiare completamente direzione quando seppero che Apple con il primo iPhone stava lanciando una piattaforma iTunes completamente rinnovata e con un servizio di podcasting implementato al suo interno, fu così che Jack Dorsey, pensò ad un servizio di messaggistica SMS in cui un individuo potesse mandare messaggi ad un ristretto numero di utenti. Il servizio venne alla luce il 21 Marzo 2006, quando Dorsey scrisse il primo Tweet: “just setting up my twttr” e venne poi testato tra gli impiegati di Odeo, . Twitter uscì al pubblico il 15 Luglio del 2006.
Un’altro importante esempio di come sia necessario partire con un prodotto “utilizzabile” dagli utenti per poi partire dai loro feedback è Groupon, che nacque nel 2006 come piattaforma mobilitare gruppi di persone verso l’azione per cause diverse.
Lo stesso Eric Ries, fondatore della società IMVU e artefice del metodo Lean Startup, dice che inizialmente la loro idea era completamente diversa da quella che poi andarono a sviluppare e che li fece avere successo, ma crearono un prodotto minimo, non gradito molto dai customer a dire il vero, che gli diede però ottime indicazioni su quello che volevano gli utenti e cosa avrebbero anche pagato per avere.
 
build measure learn
 
La metodologia Lean Startup si basa su un ciclo, Build-Measure-Learn che prende il via dalla necessità di capire il problema che richiede una soluzione, costruire un Minimum Viable Product che secondo noi possa farlo, ed iniziare, quindi, quanto prima il ciclo di apprendimento che rappresenta il perno centrale di tale metodologia.
 
E’ necessario, quindi, iniziare, perché una buona idea senza un adeguato modello di apprendimento rischia di diventare un fallimento ed è sicuramente meglio capire da subito se si sta procedendo nella giusta direzione o meno.
 
Danilo
 

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